Approfondimento
lunedì 5 febbraio 2007
FARMINDUSTRIA, ASSOBIOMEDICA
e bagatelle varie
FARMINDUSTRIA, ASSOBIOMEDICA
e bagattelle varie
Non ne possiamo più. Non ne possiamo più di vedere come Farmindustria ed Assobiomedica trattano i loro clienti, i medici.
C’è stata una finanziaria che ha massacrato l’industria del farmaco e delle tecnologie sanitarie. E’ stata la finanziaria di un Governo (Prodi) e di un settore politico (centro sinistra) sempre appoggiati dai vertici di Confindustria: prima, durante e dopo la campagna elettorale.
Il Governo Prodi ha premiato (!) questo impegno consegnando i farmaci alle cooperative. Il Governo Prodi ha premiato (!) questo supporto (economico e mediatico) introducendo in finanziaria il copayment ed il blocco della detassazione delle somme spese dall’industria per la ricerca e per i congressi medici.
Questo, grosso modo, è il succo della vicenda. Ovvia, la reazione rabbiosa di Dompé, di Mambretti e dei loro soci. Meno ovvio che la reazione si sia scatenata non sui colpevoli (Prodi, Bersani, Visco, Turco) ma su soggetti del tutto estranei alla finanziaria stessa.
I MEDICI. Territoriali od ospedalieri, ma MEDICI.
Il Governo bastona gli industriali della sanità e costoro, invece di prendersela con Prodi, Visco, Nersani e la Turco hanno deciso di prendersela con i soliti MEDICI. Come? Tagliando i fondi per l’ECM e per i congressi medici.
Una reazione rabbiosa, immotivata ed irrazionale. Nella (evidente) speranza che i medici si schierassero con l’industria, contro il Governo…
Così, per fortuna non è stato né sarà. Perché?
Perché i medici non vogliono essere VASO di COCCIO tra incudine e martello.
Perchè i sindacati medici, tutti, hanno optato per una passività-attiva, ossia per una vigilanza-immobile dell’aggiornamento professionale specialistico.
Vigilanza in attesa di una svolta.
Farmindustria ed Assobiomedica sono in guerra, ma i loro “rappresentanti” (pardon, informatori) continuano a frequentare i studi medici. A snocciolare nomi e cognomi di farmaci e di dispositivi medici. Come niente fosse successo, dal dicembre 2006 in poi. Come se i “clienti” (medici) non conoscessero il ricatto dei “padroni” di quegli informatori.
Farmindustria ed Assobiomedica sono in difficoltà? Ben gli sta… Ben gli sta per non aver capito, dal 1999 in poi, che la politica del farmaco e del rapporto medico-informatore doveva essere costruita con il supporto della FNOMCeO, da un lato, e dei sindacati medici, dall’altro.
Ben gli sta, per non aver capito che l’aggiornamento medico doveva essere basato su regole chiare e trasparenti per tutti gli attori.
Ben gli sta, per aver privilegiato un rapporto diretto con le società scientifiche (rapporto economico diretto, con le società e non con i soci…) e per aver mantenuto un rapporto contorto con i singoli medici specialisti, cui facevano cadere dall’alto la “grazia” di un congresso qua e là.
No, non sto sputando sui congressi sponsorizzati dall’industria.
No, non sto negando un fatto ovvio, ossia che il 95% dell’aggiornamento specialistico medico è stato – dal 1970 in poi – garantito e pagato dall’industria.
No, lo confermo e, per questo, ringrazio – ciò che cerco di far capire è che “cliente” dell’industria è il singolo medico specialista non certo la sua società scientifica.
Ciò che cerco di sostenere è che, negli ultimi 10 anni, l’industria ha invece privilegiato un rapporto diretto con i direttivi delle singole specialità, nella certezza che essi avrebbero trasmesso al medico un messaggio per lei (industria) positiva.
Nei fatti, ciò ha ridotto gli spazi per i convegni periferici (regionali e provinciali), a scapito di generosi contributi alle Società Scientifiche Nazionali, sempre più ricche. Sempre più tentate dalla voglia di assumere ruoli e funzioni extraprofessionali utilizzando denari arrivati a loro – invece – per mere finalità scientifiche e professionali.
Un esempio su tutti? Il recente tentativo del Segretario della SOI (oculisti) di creare un ennesimo sindacatino, con connotati inquietanti (al servizio di chi?), con basi normative piuttosto fragili (secondo i sindacati tradizionali…) e con adesioni fantasma (pago per due mesi – una tantum – e creo il sindacato). Le società scientifiche nazionali sono, oggi, piene di denari. C’è da chiedersi per quali fini istituzionali e non questi denari vengano impiegati e quali controlli effettui il Ministero dell’Economia (che tutto, in Italia controlla) sui relativi bilanci.
L’industria del farmaco, insomma, ha privilegiato i grossi clienti ed ha trascurato i piccoli. Ma i grossi clienti consumano poco ed i piccoli clienti consumano molto. Ed allora? Perchè prendersela con i singoli medici?
Perché risparmiare (blocco ECM) sui singoli medici e non limitare, invece, il grosso flusso economico verso i direttivi delle società scientifiche nazionali? Un esempio, per tutti.
Perchè, invece di ricattare i medici, l’Industria non ha deciso di aiutare i professionisti ospedalieri offrendo alle Regioni BORSE DI STUDIO SPECIALISTICHE mirate a colmare il gap tra la richiesta ospedaliera di specialisti ed il numero di specialisti sfornato dall’Università?
Perché non aiutare concretamente le ASL/AULSS a colmare quei posto vuoti nell’organico medico prodotti, anno dopo anno, dalla Finanziaria di turno?
Questo ci chiediamo. Perché FARMINDUSTRIA (circa 16 miliardi di euro di fatturato/anno) ed ASSOBIOMEDICA (circa 4 miliardi di fatturato/anno) non abbiamo riunito attorno ad un tavolo la FNOMCeO ed i Sindacati Medici per gettare le basi di un nuovo rapporto tra medici ed industria: diretto, trasparente e non mediato da terzi.
Perché? La risposta la lascio al lettore, ma è intuitiva.
Infine, un’ultima annotazione. In una vicenda così grossa (interessa oltre 108.000 laureati sanitari: medici, veterinari e farmacisti dipendenti, in primo luogo…) vanno evitate le “prime-donne” od i “primi-uomini”. Si chiamino Dompé, Mambretti, Bianco o Cricelli.
… E chi ha orecchie per intendere, intenda…
Non è tempo di personalismi, ma di soluzioni concrete, attivamente ricercate. Prima che scoppino nuovi scandali, prima di una nuova tangentopoli sanitaria.
Sempre che, in Italia il passato insegni qualcosa a qualcuno...