Approfondimento
venerdì 9 novembre 2007
QUALITA’ IN CHIRURGIA IN 7 COMANDAMENTI
Roma (Il Sole-24 Ore Sanità). Accoglienza adeguata, segnaletica ben visibile, comprensibile e multilingue, sala di attesa confortevole; consulenza da parte di un medico di riferimento e di un tutor parasanitario durante tutta la degenza, fino alla conclusione del percorso di cura; sottoscrizione del consenso informato dettagliato prima di sottoporsi a un intervento chirurgico anche da parte di un terzo, indicato dal paziente a garanzia della piena comprensione di quanto comunicato.
In più: garanzia assoluta sulla tutela offerta da protocolli e procedure per la prevenzione
e gestione del rischio clinico, dalle misure per prevenire l’insorgenza di infezioni ospedaliere e dalle verifiche sull’adeguatezza delle dotazioni strumentali e tecnologiche effettuate da una commissione ad hoc che si riunisce almeno una volta l’anno. E una scheda completa con diagnosi, terapia, decorso, numeri di telefono a cui rivolgersi in caso di necessità, dopo l’ospedalizzazione.
Questi i vantaggi promessi ai pazienti dalla «Carta della qualità in chirurgia», promossa da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato in partnership con Johnson& Johnson Medical, con il patrocinio di Acoi (Associazione chirurghi ospedalieri italiani) e Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie ospedaliere), presentata venerdì scorso a Roma.
La “Carta” della qualità in chirurgia - cui hanno aderito finora 14 ospedali e 16 tra unità operative e reparti di tutta Italia - fissa di fatto l’elenco degli impegni che i reparti ospedalieri si assumono nei confronti del paziente per assicurare un servizio migliore
nel rispetto del diritto del cittadino malato all’informazione, alla sicurezza, ll’appropriatezza
delle cure e all’innovazione. «Abbiamo deciso di impegnarci per una Carta della qualità
in chirurgia perché dalle segnalazioni dei cittadini emerge che gli errori si registrano
soprattutto durante gli interventi chirurgici», spiega Francesca Moccia (coordinatrice
nazionale del Tdm-Cittadinanzattiva). Gli errori da bisturi hanno rappresentato infatti il 72 per cento delle segnalazioni giunte nell’ultimo anno al Pit salute, in particolare nell’area ortopedica (18,7 per cento) e oncologica (13,6 per cento).
Seguono in classifica ginecologia e ostetricia (con l’8,8 per cento delle segnalazioni di
malpractice) e chirurgia generale (8,5 per cento). «I punti contenuti nella “Carta” - conclude la Moccia - sono aspetti fondamentali che fanno di un reparto un’organizzazione capace di prendersi cura e non solo di curare e consentono ai cittadini di essere soggetti attivi, consapevoli e capaci di interagire con il personale e la struttura».