Approfondimento
lunedì 17 dicembre 2007
IN ITALIA VINCE CHI URLA DI PIU’!
MA I MEDICI URLERANNO?
“Ed ora si alzano gli statali” (F. Dell’Orefice, Il Tempo 14/12/07). Prima i tassisti di Roma, poi i camionisti d’Italia, adesso tocca al pubblico impiego (dirigenti e non dello Stato e del parastato) i cui contratti non sono stati finanziati da questa sofferta Finanziaria 2008.
Il Paese va a rotoli, checché ne dica Napolitano (che – dal Colle – vede un altro paese e non l’Italia…..), checché blateri lo staff di Prodi.
La politica è debole, autoreferenziale, avvitata su dibattiti incomprensibili (la legge elettorale; il reato di omofobia con il carcere fino a 4 anni per chi discrimina un gay; la difesa dell’Islam con l’abbandono della Croce……) mentre il Paese va a rotoli.
C’è un clima da basso impero romano. Al Parlamento ci sono tanti cavalli (asini?) voluti dal Nerone di turno. È saltata la dignità del ruolo politico; gli organi di rappresentanza sono esplosi; le istituzioni non sono più credibili (Bertinotti docet).
Il Paese va a rotoli. Chi strilla di più ha ragione. Le minoranze (la “cosa rossa”, i verdi, gay e transgender) prevaricano sulle maggioranze. Il Parlamento legifera, nella perversa convinzione che la promulgazione di una legge significhi risoluzione automatica di un problema.
Un esempio, per tutti, il D. Lgs. 626 sulla sicurezza: decine e centinaia di scartoffie da compilare e procedure da rispettare da parte di studi privati, ospedali (?), fabbrichette e fabbriche. Fabbriche? Come la Hhyssen, con i suoi morti. Non si può morire sul lavoro nel 2007, come è successo a mio padre (ed ai suoi 6 operai) quel lontano 12 ottobre 1950!
57 anni dopo, in Italia, ci sono ancora più di 1000 morti bianche, ogni anno. Abbiamo in casa una guerra più mortale di quella irachena…… eppure quelli con le bandiere arcobaleno non scendono – a decine di migliaia – in piazza per eliminare le nostre morti bianche.
Un altro esempio. “Kabul, ora è vera guerra” (Corriere, 14/12/07, pag. 10) eppure la “cosa rossa” non ritira l’appoggio al governo Prodi guerrafondaio.
Prodi come Berlusconi. Ma a chi interessano, oggi, in Italia, le stragi dell’Afganistan?
Terzo esempio. La magistratura napoletana (con centinaia di migliaia di fascicoli aperti, Libero 13/12/07) trova il tempo di inquisire Berlusconi per una banale storia di ragazzotte raccomandate alla TV pubblica.
Quarto esempio. L’impotenza della politica verso il Dalai Lama, per paura della CINA.
Quinto esempio. L’isolata coerenza della Binetti in un Parlamento in cui almeno il 40% dei deputati e senatori pretenderebbe (al momento delle elezioni!) di richiamarsi ai valori cattolici.
Ma la coerenza è di pochi (Binetti); di certo non appartiene alla Bindi ed ai politici che escono dalle file della ex-DC, delle ACLI, della FUCI, dell’Azione Cattolica, di Comunione e Liberazione, dell’Opus Dei e della CISL.
Coerenza: dov’è la coerenza politica in Italia? Sono coerenti, ad esempio, Dini, Giordano, Mastella, Bertinotti e suoi seguaci?
Le istituzioni non sono più credibili. Grillo, i fischi di Torino, le manifestazioni della Polizia, le morti bianche, la finanziaria omnibus, la rapina prodiana del 5 per mille (Letta, Il Sole 14/12/07, pag. 1)…..
Per farsi sentire dal Palazzo occorre urlare. Hanno bloccato il Paese, ed hanno vinto, alla faccia delle regole sugli scioperi (quelle valgono solo per chi lavora in Sanità). Giornali e TV pensano solo alla politica (centinaia di facciate sulle telenovele politiche di destra e di sinistra) e non a chi muore di fame e di freddo. Pensano alla politica e non alla diffusa insicurezza (strade, villette, condomini). Scrivono e blaterano di regole elettorali (alla tedesca, alla spagnola, alla catalana, alla turca) e dedicano poche righe al mancato finanziamento dei contratti degli statali e dei parastatali, inclusi quelli già firmati.
E così, finalmente, i sindacati del pubblico impiego (dopo aver tergiversato per mesi!) hanno mandato un ultimatum a Prodi. O si trovano le risorse per i contratti oppure sarà lotta. “Lotta dura ed atti eclatanti” (Il Tempo, 14/12/07, pag. 42).
“Il Governo non convoca….. non finanzia contratti scaduti da 2 anni….. andiamo allo sciopero generale a gennaio (Tarelli, CISL funzione pubblica, ibidem)…….”
L’inerzia del Governo rischia di portare gli statali ed i parastatali sul piede di guerra.
A questo punto, nasce spontanea una domanda. Dopo i camionisti, chi rispetterà ancora le regole? È ormai chiaro a tutti che, dopo la serrata dei camionisti, gli schemi sono saltati per tutti. Dipendenti pubblici inclusi.
La CISL funzione pubblica “riconsidererà le regole delle agitazioni” (Tarelli, ibidem).
Ed i SINDACATI MEDICI cosa faranno?
Non so cosa faranno gli altri sindacati, confederali ed autonomi. C’è maretta nell’intersindacale e ci sono nuovi movimenti aggregativi dentro e fuori dall’UMSPED e dalla FESMED.
So che cosa farà la CIMO-ASMD, se la Finanziaria porterà solo carbone ai medici.
Da gennaio partiranno decine di denunce contro tutti i Direttori Generali responsabili di carenze organizzative e strutturali incompatibili con le norme di sicurezza e fonte di rischio oggettivo per medici e pazienti.
Vibo Valentia docet. Ma l’Italia sanitaria (lo sappiamo dai tempi della Commissione Tomassini) è piena di situazioni critiche: da Asiago fino a Pantelleria.
Per questo, da gennaio, da sola o con altri, la CIMO-ASMD farà guerra contro ogni organizzazione del lavoro “pericolosa” e contro ogni struttura a rischio.
Non c’è bisogno di altri scioperi. Daremo da lavorare alla magistratura ordinaria (civile e penale) e costringeremo i managers aziendali ad una organizzazione moderna ed umana del lavoro medico, privilegiando – ad esempio – l’attività istituzionale sui degenti a quella ambulatoriale divisionale.
Come? Con diffide a pioggia ai vecchi e nuovi (Lombardia e Veneto) direttore generali delle ASL/AULSS/IRCCS etc.
Sono saltati gli schemi …… il Governo non mostra rispetto verso i medici pubblici (negando loro il dovuto) ….. e Noi medici della CIMO-ASMD rimettiamo in discussione le regole, a partire dal quelle organizzative!