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Approfondimento giovedì 18 gennaio 2007

Ecco la vera riforma delle pensioni

Se tre indizi fanno una prova, la fine del tfr è già segnata: nelle casse dell’Inps. Il progetto del governo è infatti ormai ben delineato ed è stato messo nero su bianco più volte. L’ultima nel documento che ha sintetizzato i lavori di Caserta dello scorso weekend. Dove si prevede l’introduzione «di un meccanismo di controllo pubblico dei trattamenti erogati, che preveda il conferimento a un fondo di riserva presso l’Inps dei montanti contributivi maturati presso i fondi pensione e la loro trasformazione in trattamenti aggiuntivi a quelli della pensione obbligatoria, applicando a essi le stesse formule di conversione ». In p r a t i c a quando il lavoratore a n d r à i n p e n s i o n e , tutto ciò che ha accumulato presso i fondi di previdenza integrativa non si trasformerebbe in un vitalizio, come prevede oggi la legge, ma verrebbe trasferito presso il fondo di riserva dell’Inps per convertirsi in un aumento dell’assegno pensionistico. Una sola pensione al posto di pensione più vitalizio. Le fondamenta per la costruzione di questo progetto sono già gettate. In Finanziaria (comma 760) è previsto che entro il 30 settembre il ministro del lavoro riferisce al parlamento «sulle condizioni tecnico- finanziarie necessarie per la costituzione di una eventuale apposita gestione Inps, alimentata con il tfr, dei trattamenti (leggi: pensione) aggiuntivi a quelli della pensione obbligatoria definendo un apposito fondo di riserva». Una norma piuttosto oscura, tanto che nemmeno le schede di lettura della camera sono riuscite a interpretare, ma che indubbiamente apre all’attuazione di un progetto (la gestione da parte dell’Inps degli assegni pensionistici derivanti dal tfr) che era peraltro già presente nel programma dell’Unione nella parte in cui si occupa delle pensioni integrative. Si legge infatti in questo testo: «Una difesa e f - ficace dal rischio di mercato e dall’inflazione può essere ottenuta anche attraverso un meccanismo a controllo pubblico che interviene in fase di erogazione dei trattamenti. Ciò è realizzabile con il conferimento a un'apposita gestione Inps dei montanti contributivi maturati con i fondi di pensione, da trasformare in trattamenti aggiuntivi a quelli della pensione obbligatoria, applic a n d o l e stesse formule di conversione ». È evidente la coerenza tra il programma elaborato prima delle elezioni e quanto contenuto nella Finanziaria e nel documento conclusivo del summit di Caserta: la riduzione dei rischi derivanti non solo dalle fluttuazioni dei mercati finanziari, ma anche dall’inflazione per mezzo di un meccanismo di «controllo pubblico» che interviene in fase di erogazione delle pensioni integrative. In pratica, al momento del pensionamento di un lavoratore iscritto alla previdenza integrativa, il fondo pensione verrebbe obbligato a conferire all’Inps il montante contributivo maturato dal lavoratore che va in pensione per essere accumulato in apposito fondo di riserva. L’Inps, in cambio dell’incasso dei soldi dai fondi pensione, riconosce (si parla di «trasformare il montante in») una pensione aggiuntiva a quella già maturata dal lavoratore in base al primo pilastro (sistema pubblico). Fin qui tutto chiaro; tra l’altro questo meccanismo potrebbe proporsi anche la finalità di controbilanciare le uscite previdenziali nella fase più critica della gobba pensionistica con effetti positivi sul fabbisogno pubblico, senza alterare la maturazione dei montanti e le prestazioni dei lavoratori assicurati. Ma c’è di più. Il programma dell’Ulivo va oltre e precisa che «il progetto e il rendimento del Fondo di riserva avrebbero effetti maggiori e più immediati se il tfr non indirizzato ai fondi di previdenza venisse fatto affluire allo stesso fondo di riserva, con una garanzia di un rendimento almeno pari all’attuale tfr». Il documento di Caserta, quasi con le stesse parole, ritiene opportuno «indirizzare allo stesso fondo di riserva il tfr non indirizzato ai fondi di previdenza complementare, con una garanzia di un rendimento almeno pari all'attuale tfr e con un trattamento fiscale degli apporti e delle prestazioni armonizzato rispetto a quello dei fondi della previdenza complementare». Tradotto, significa che il tfr accumulato presso il fondo di tesoreria (e magari anche quello che i lavoratori hanno deciso di tenere in azienda) dovrebbe essere spostato presso il nuovo fondo di riserva a garanzia delle future pensioni. Ma qui sorgono dei problemi grossi come macigni. Il primo è la copertura delle spese attualmente previste in Finanziaria grazie al fondo di tesoreria dell’Inps. Si tratta di 7 miliardi nel 2007, 6,6 mld nel 2008 e 10,5 mld nel 2009. Il secondo, ancora maggiore, nel caso si volesse far affluire al fondo di riserva anche il tfr che rimane in azienda (come sembra di poter leggere nei documenti dell’Ulivo): le piccole e medie imprese griderebbero allo scippo e al tradimento degli accordi, e non avrebbero tutti i torti. (riproduzione riservata) Il documento conclusivo di Caserta di fatto rinvia alle calende greche le modifiche alla Maroni Ecco la vera riforma delle pensioni Il tfr all’Inps garantirà il pagamento dei futuri trattamenti DOVE VA A FINIRE IL TFR (1) Saldo netto da finanziare (2) 2007 2008 2009 352 Fondo promozione nuova edilizia alta efficienza energetica 5 10 15 Finanziaria Commi Intervento 363 Fondo insediamento infrastrutture strategiche energetiche 25 25 40 841 Fondo competitività 215 215 215 847 Fondo finanza di impresa 30 50 55 876 Fondo articolo 16 legge n. 226/1997 15 20 25 903 Fondo salvataggio e ristrutturazione imprese in difficoltà 10 20 0 870 First 300 300 360 904 Imprese pubbliche 565 565 100 915-917-918 Autotrasporto 290 0 0 964 Alta velocità/Alta capacità 400 900 1.600 971 Contratto di servizio Ferrovie spa 400 0 0 974 Rifinanziamento rete tradizionale Fs 1.600 1.200 0 1026 Anas - Nuovi interventi 0 1.500 1.500 1238 Fondo per le spese di funzionamento della Difesa 160 350 200 1355 (tab. D) Rifinanziamento spese di investimento 3.026 1.504 6.438 Totale 7.041 6.659 10.548 (1) Elenco 1 allegato alla legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007) (2) Dati in milioni di euro Cesare Damiano Elaborazione
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