Approfondimento
lunedì 28 gennaio 2008
LA SANITA’ DEL PALAZZO
In questa settimana, che ha visto la cacciata di Prodi da Palazzo Chigi, la Sanità è stata al centro dell’attenzione, grazie al ruolo di Mastella e dei mastelliani nella sanità campana.
Ne abbiamo viste e sentite delle belle….. Financo da parte della Bindi, che ha avuto il coraggio di affermare che le distorsioni del sistema monocratico avrebbero potuto essere evitate se si fosse applicata la sua legge (229/99)!! Classico esempio di cattocomunista che non solo distorce la verità economica (“abbiamo risanato l’Italia……”) ma anche stravolge la lettera e lo spirito della sua disastrosa riformetta. Anche i medici precari sanno come vengono, oggi, scelte le terne dirigenziali ed i loro sottoposti……
Ma la Bindi è la Bindi e così siamo certi che, tornata ai banchi dell’opposizione, ce ne farà vedere e sentire di tutti i colori.
Ne abbiamo viste e sentite, in questi giorni. Governatori che difendevano scelte indifendibili; Governatori che rivendicavano la preminenza e l’autonomia della politica, anche in sanità. Governatori che negavano lottizzazioni evidenti; Governatori che non ammettevano di aver fatto alcune (dicesi alcune!) scelte sbagliate. Prendendo così schiaffi a destra ed a sinistra, da parte di giornalisti e di conduttori televisivi di primo piano.
Lo ribadiamo per l’ennesima volta. La legge (oscena, cara Bindi!) concede ai Governatori la potestà di scelte assolute. Dai danni dei Comitati di Gestione (1978-1992) siamo così passati ai danni provocati dai Galan e dai suoi simili. Peraltro con notevole distonia tra Regione e Regione: intervento della Giunta Regionale in Lombardia, Toscana e Liguria. Scelta autoctona, autonoma ed isolata, in Veneto.
Mai, in 13 anni di Presidenza, Galan si era comportato così. Mai. Ma, evidentemente, il potere dà alla testa non solo a Roma ma anche a Venezia. La risposta di Galan alle critiche generali è stata stizzita e non degna di un politico abile, quale presume (spesso giustamente) di essere. Stizzita, a rimarcare la sua superiorità (politica, morale, tattica, tecnica?) verso tutti i critici: politici, giornalisti, sindacalisti, medici, gente comune.
Lo ribadiamo. Galan aveva tutto il diritto di sceglier, per legge. Ma il buon senso ed un minimo di modestia avrebbero dovuto suggerirgli di spiegare (almeno al Palazzo ma, preferibilmente, al mondo sanitario veneto) perché le regole precedenti sono state cambiate; perché sono stati cacciati 10 Direttori Generali premiati un anno prima; perché alcuni Direttori Generali sono stati declassati; perché sono stati immessi nel sistema personaggi dal curriculum sanitario debole, fragile, inesistente. Perché si è smantellata l’equipe dei tecnici di Ca’ Molin, assemblata da poco (e con fatica) da Ruscitti.
Galan doveva e poteva scegliere. Ma alla luce del sole, con motivazioni chiare e trasparenti.
Da chi erano stati nominati, infatti, 5 anni fa, quei 15 Direttori Generali cacciati o spostati? Perché rinunciare (a livello regionale) ad un tecnico come Gonella? Come ha valutato, Galan, l’operato di Lavezzo, da lui nominato a Dolo? Perché si è impedito ad Alberti di costruire quell’azienda integrata, da lui invocata per 5 anni?
Chi scrive, una (molte risposte) pensa di averle, ma sono le sue e non quelle del Governatore che – stizzito – non risponde, su questo, né al Consiglio Regionale né ai suoi elettori. Quegli elettori che non possono fare a meno di notare quanta “patavinità” sia stata inserita, il 31/12/07, nell’organigramma della sanità veneta.
Se i 23 (24 con lo IOV) managers sono, oggi, tutti potenziali “premi Nobel” in management sanitario, appare evidente che – per Galan – nel 2008 solo la “PATAVINITAS” garantisce un’eccellenza sanitaria. Quell’eccellenza che è stata gettata, a piene mani, a Verona (2/4), a Vicenza (3/4), a Padova (4/5, IOV incluso), a Rovigo (1/2), a Venezia (1/3).
Il 45,8% del sistema sanitario veneto è guidato da padovani. E’ vero che si tratta di “grandottori” ma non è credibile che Verona (2/24), Vicenza (1/4), Treviso, Rovigo e Belluno non siano in grado di produrre e proporre managers sanitari, da esportare o da usare sul territorio veneto.
“Che tristezza, non cederò ai ricatti” avrebbe esternato Galan (Corriere Veneto, 28/1/08, pag. 7)……Se è così, diamo questo consiglio, ai futuri managers: “Cari candidati alle prossime cariche sanitarie (DG, DA, DS, DSS) del Veneto (2013) ….. volete avere una chance di riuscita?” Se si, “prendete la residenza a Padova o nei dintorni di Padova!”
Fuori dall’ovvio, restano invece alcune grosse incognite.
1) L’aver sguarnito Ca’ Molin implicherà un ulteriore, ingiustificabile, ritardo al varo di quel “nuovo” piano sanitario regionale che manca dal 1995 e che era stato garantito ai veneti per il Natale 2007.
2) L’aver sguarnito Ca’ Molin renderà difficile la “guida regionale” sui neo-prescelti.
3) L’aver fatto uscire dal sistema gli “esperti più navigati” creerà problemi su parecchi piani: bilanci aziendali, controllo di gestione, progettualità (ospedale-territorio), informatizzazione, precariato medico e sanitario in genere. Ad esempio.
4) L’aver spostato Alberti e silurato Zurlo potrà creare problemi ai lavori di edilizia a Borgo Trento (Vr) ed a Monselice (Pd).
5) Che ne sarà (spostato Caffi) dell’Ospedale unico del Vicentino del Nord? Riuscirà, Mantoan, a risolvere la grana di quel contadino che non vuole vendere la terra necessaria per il nuovo ospedale?
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Piccoli e grandi quesiti. Ma Galan non risponderà alle nostre, insistite, domande. Galan, come Formigoni, si sente già Ministro. Toccherà a qualcun altro (Gava?) gestire un malumore che, per il momento, non accenna a scomparire.