Approfondimento
giovedì 4 giugno 2009
"COME VERRA' CALCOLATA L'INFLAZIONE? L'INDICATORE IPCA E L'ISAE"
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INFLAZIONE (INDICE IPCA) AL NETTO DEI PRODOTTI ENERGETICI IMPORTATI
Modalità operative di costruzione e procedure di previsione dell’indicatore
Non esiste nelle statistiche ufficiali Istat sul paniere dei prezzi al consumo né è da queste ricavabile
(attraverso l’uso dei pesi del paniere) un indice di inflazione che misura la variazione annuale dei
prezzi al consumo escludendo i prodotti energetici importati, vale a dire l’indicatore assunto a
riferimento per la contrattazione collettiva dall’Accordo quadro per la riforma degli assetti
contrattuali del 22 gennaio 2009. Le informazioni Istat sull’indice dei prezzi al consumo consentono
di calcolare l’inflazione al netto dei prodotti energetici nel loro complesso, ma non di depurare
questi ultimi della sola componente importata. Per effettuare questa operazione si deve quindi
procedere necessariamente attraverso stime e approssimazioni. Ciò comporta l’adozione di scelte
che investono tanto la metodologia per la determinazione di un peso da applicare alle variazioni dei
prezzi degli energetici importati, quanto l’individuazione del prezzo stesso dei prodotti energetici
rilevante per la depurazione. Nella presente nota si illustrano, nella sezione 1, le modalità attraverso
cui questi aspetti possono venire affrontati e, nella sezione 2, alcuni confronti nel periodo storico tra
gli indicatori “ufficiali” di inflazione e quello ottenibile depurando dagli energetici importati,
nonché la procedura che verrà seguita nella previsione di quest’ultimo.
1. Scelta del prezzo e del peso
1.1 Individuazione del prezzo degli energetici importati. Le statistiche ufficiali non forniscono un
vero indice di prezzo dell’insieme dei prodotti energetici importati dall’Italia. Le statistiche Istat sul
commercio estero forniscono indicazioni sull’andamento dei Valori Medi Unitari (VMU)
all’importazione dei prodotti energetici (petrolio e gas naturale) ottenuti dal rapporto tra valore e
quantità delle merci importate quali risultano dai passaggi per le frontiere doganali (in massima
parte l’import energetico è di origine extra-UE). Per costruzione, quindi, i VMU riflettono non solo
l’oscillazione dei prezzi fissati nei contratti di acquisto, ma anche l’incidenza di altri elementi spuri
che poco hanno a che fare con la variazioni di prezzo come i mutamenti di composizione nel basket
di prodotti energetici importati, nonché i periodi di rilevazione del passaggio delle merci agli uffici
doganali. A ciò si aggiunge la considerazione della scarsa conoscenza che il largo pubblico ha di
questo indicatore; un fattore da non sottovalutare data la finalità dell’esercizio di depurazione che si
vuole perseguire. Per tutte queste ragioni la scelta si è orientata su indici internazionali di prezzo più
immediatamente comprensibili e monitorabili come le quotazioni del petrolio (ottenute da una
media tra le varietà Wti e Brent), con l’assunzione, usualmente adottata dai previsori, che i prezzi
degli altri prodotti energetici (essenzialmente il gas naturale) seguano da vicino l’evoluzione del
greggio. La figura 2, che riporta per il periodo 2000-2008 le variazioni del prezzo in euro del
petrolio (media Wti e Brent) e dei VMU degli energetici di fonte doganale, pone in luce il
sostanziale allineamento tra le dinamiche dei due indicatori.
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Fig. 1 - Prezzo in euro del petrolio (media Brent e Wti) e VMU
all'importazione di prodotti energetici (var. %)
-20
0
20
40
60
80
100
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
Prezzo petrolio
VMU import
energetici
1.2 La questione del peso. Diverse metodologie si possono seguire per stimare il peso da attribuire
convenzionalmente ai beni energetici importati. Ciascuna di esse presenta aspetti positivi e negativi.
Si possono, ad esempio, utilizzare le informazioni derivabili da varie fonti (non solo Istat) per
cercare di scomporre la struttura del prezzo finale dei prodotti energetici, pervenendo a una stima
del peso della componente importata; in questo caso, le controindicazioni riguardano la notevole
eterogeneità delle fonti di informazioni che non garantiscono piena coerenza dei dati.
Alternativamente, si possono utilizzare le matrici input-output dell’economia italiana per stimare il
peso degli energetici attraverso il coefficiente di attivazione delle importazioni energetiche da parte
dei consumi delle famiglie; in questo caso il principale difetto riguarda il notevole ritardo che
caratterizza la diffusione delle tavole delle interdipendenze strutturali (l’ultima pubblicata dall’Istat
risale al 2004). La strada qui prescelta è in parte basata su stime econometriche e in parte utilizza le
informazioni derivanti dal paniere IPCA dei prezzi al consumo. In particolare, tale metodologia
implica due passaggi: 1) si regrediscono le variazioni mensili tendenziali (sui 12 mesi precedenti)
dei prezzi al consumo dei prodotti energetici sui ritardi distribuiti delle variazioni mensili
tendenziali del prezzo del petrolio in euro, ottenendo così una stima dell’elasticità di risposta dei
prezzi al consumo dei prodotti energetici alle variazioni dei corsi in euro del greggio: il valore
puntuale di tale elasticità stimata per il periodo 2002/01-2008/12 è 0,18 (cfr. tabella 1); 2) si
moltiplica questa elasticità (0,18) per il peso che gli energetici hanno nell’indice generale IPCA dei
prezzi al consumo pervenendo così al peso che si deve utilizzare per depurare l’inflazione al
consumo dalle variazioni delle quotazioni degli energetici importati (approssimate, come detto, dal
prezzo del greggio). Come si vede dalla tabella 2, tale peso varia, nel periodo 2000-2009, tra un
minimo di 1,05% (nel 2004) e un massimo di 1,56% (nel 2007), risentendo della variabilità del peso
degli energetici nel paniere IPCA, a loro volta in rilevante parte influenzate dalle fluttuazioni dei
prezzi internazionali degli energetici. Sulla base di alcune ipotesi interpretative fornite dalle parti
sociali emerge l’esigenza di smussare tale variabilità, per cui si considera la media decennale dei
pesi: essa è pari, nel periodo 2000-2009, a 1,27%. Questo è il peso che viene applicato per
l’esercizio di previsione 2009-2012 per depurare l’inflazione complessiva della componente degli
energetici importati. Tale media decennale è mobile, per cui man mano che l’Istat aggiornerà
(annualmente) i pesi degli energetici nel paniere IPCA, anche la media muterà aggiungendo il
nuovo anno ed eliminando quello iniziale. Il nuovo peso, così modificato, verrà utilizzato per fare la
nuova previsione dell’inflazione al netto dei prodotti energetici.
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Tabella 1
ELASTICITA’ STIMATA DEI PREZZI AL CONSUMO DEI PRODOTTI ENERGETICI
ALLA VARIAZIONE DEL PREZZO DEL PETROLIO IN EURO – periodo 2002-2008
Elasticità degli energetici al prezzo del petrolio in euro 0,18
Tabella 2
PESO OTTENUTO MOLTIPLICANDO L’ELASTICITA’ STIMATA DEI PREZZI DEGLI
ENERGETICI AL PREZZO DEL GREGGIO (0,18) PER IL PESO DEGLI ENERGETICI
NELL’INDICE IPCA DEI PREZZI AL CONSUMO
PESO %
2000 (0,18x0,06984) 1,26
2001 (0,18x0,07611) 1,37
2002 (0,18x0,06325) 1,14
2003 (0,18x0,06193) 1,11
2004 (0,18x0,05844) 1,05
2005 (0,18x0,06439) 1,16
2006 (0,18x0,06604) 1,19
2007 (0,18x0,08649) 1,56
2008 (0,18x0,08220) 1,48
2009 (0,18x0,07784) 1,40
Media 2000-2009 1,27
2. Andamento dell’indicatore nel periodo storico e procedura di previsione
2.1 L’indicatore nel periodo storico. Nella tabella 3 si riportano per il periodo 2000-2008: in
colonna I, l’inflazione al consumo misurata sull’indice armonizzato (indice IPCA rilevato
dall’Istat); in colonna II, la variazione del prezzo in euro del greggio (dato dalla media tra Wti e
Brent); in colonna III, la stima della dinamica dell’inflazione al consumo depurata, applicando un
peso di 1,27%, della variazione dei prezzi in euro degli energetici importati approssimati dal
greggio (si tratta quindi della stima dell’indicatore di inflazione valevole per la contrattazione
collettiva); in colonna IV, per raffronto, l’andamento dei prezzi al consumo FOI esclusi i tabacchi
(di fonte Istat). Come si vede nell’arco di tempo preso in considerazione, l’indice IPCA al netto
degli energetici importati è aumentato del 2,3% in media all’anno, due decimi di punto in meno
dell’indice IPCA complessivo e in linea con l’indice FOI senza tabacchi. In cinque anni (2000,
2004, 2005, 2006 e 2008) l’indicatore si è collocato sotto l’inflazione complessiva, riflettendo
l’incidenza degli incrementi dei prezzi in euro dei prodotti energetici importati; in due anni (2001 e
2002) l’indicatore si è collocato sopra l’inflazione complessiva, in corrispondenza di un calo degli
energetici importati. Inoltre, ad esclusione dei primi due anni (2000 e 2001), la dinamica
dell’indicatore IPCA al netto degli energetici importati è risultato in linea o superiore all’evoluzione
dell’indice FOI senza tabacchi.
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Tabella 3
INDICATORI DI INFLAZIONE
I
Inflazione
IPCA
II
Variazione
del prezzo
del petrolio
(Brent+Wti)
in euro
III
Stima inflazione al netto
degli energetici importati
Con media dei pesi nel
periodo 2000-2009
Peso=0,0127
IV
Inflazione
FOI senza
tabacchi
(dato Istat)
2000 2,6 82,2 1,6 2,6
2001 2,3 -12,1 2,5 2,7
2002 2,6 -4,3 2,7 2,4
2003 2,8 -2,0 2,8 2,5
2004 2,3 20,7 2,0 2,0
2005 2,2 40,1 1,7 1,7
2006 2,2 17,0 2,0 2,0
2007 2,0 0,3 2,0 1,7
2008 3,5 25,5 3,2 3,2
Crescita media
annua 2000-2008
2,5 15,8 2,3
2,3
Fig. 2 Indicatori di inflazione (var. %)
1
1,5
2
2,5
3
3,5
4
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
IPCA
IPCA al netto degli
energetici importati
(Accordo 22 gennaio)
Foi senza tabacchi
2.2. Procedura della previsione. Avendo identificato l’indicatore di riferimento, la procedura di
previsione che verrà seguita dall’Isae avrà le seguenti modalità. Una volta l’anno, nel mese di
maggio, l’Isae prevedrà l’indicatore IPCA al netto degli energetici importati sopra descritto e
comunicherà, ai sensi dell’incarico ricevuto, il risultato dell’esercizio previsivo ai soggetti
committenti. La previsione riguarderà un arco di tempo di quattro anni, comprendenti l’anno in
corso e i tre successivi. A partire dal 2010, in coincidenza con l’esercizio di previsione l’Isae
quantificherà per l’anno precedente (e, quindi, ad esempio, per il 2009 in occasione della previsione
5
di maggio 2010) anche lo scostamento tra l’inflazione prevista al netto degli energetici importati e
quella effettiva che verrà calcolata dall’Isae, sulla base della metodologia sopra esposta, prendendo
in considerazione i risultati effettivi dell’indice IPCA (diffuso dall’Istat), della media dei prezzi di
Brent e Wti e del tasso di cambio dollaro/euro; la misurazione dello scarto verrà comunicato ai
committenti, contemporaneamente alla previsione, ai fini delle verifiche ex-post indicate
nell’Accordo quadro del 22 gennaio 2009.