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Approfondimento venerdì 9 ottobre 2009

La riforma parte dall'Authority

ROMA. Il primo atto che il ministro della Pubblica amministrazione dovrà affrontare dopo il varo della riforma del pubblico impiego, atteso per domani, sarà la nomina dei cinque componenti della Commissione per la valutazione, trasparenza e integrità delle amministrazioni. Una vera e propria Authority indipendente cui spetterà il compito di fissare i criteri per il miglioramento delle performance degli uffici e individuare gli standard di riferimento (le cosiddette best practice nazionali e internazionali) per le valutazioni della produttività su cui sarà parametrato il 30% degli stipendi annuali. I membri della commissione, che rimarranno in carica sei anni e potranno essere confermati per un secondo mandato, saranno scelti tra esperti nazionali è internazionali, ha sempre assicurato Renato Brunetta, cui spetta la proposta al Consiglio dei ministri in concerto con il ministro per l'Attuazione del programma. A conferma che di Authority indipendente si tratta, c'è il previsto parere favorevole dei componenti – a maggioranza dei due terzi – delle Commissioni parlamentari competenti, mentre la struttura operativa sarà diretta da un segretario generale, e non più da un direttore com'era previsto nella prima bozza del decreto. La Commissione potrà contare su un budget di quattro milioni annui, cui se ne aggiungeranno altrettanti per gestire, in coordinamento con il Cnipa, il portale della trasparenza, dove saranno raccolti tutti i piani e le relazioni di performance delle amministrazioni. La nuova Authority sarà il regista della riforma, soprattutto nella prima fase di sperimentazione quando dovranno essere definiti i nuovi standard per premiare il merito, e agirà in coordinamento con gli organismi indipendenti di valutazione che verranno istituiti in tutte le amministrazioni. Al suo interno verrà anche istituita una sezione per l'integrità delle amministrazioni, con funzioni di vigilanza contro la corruzione. Ieri un riconoscimento del valore della riforma è arrivato dalla Commissione Ue, nel rapporto con cui è stata aperta la procedura per deficit eccessivo: si tratta di misure per le quali è prematura una valutazione, scrive Bruxelles, «ma che sono mirate a migliorare l'efficienza della spesa e a limitare i costi». Brunetta ha, poi, presentato in Parlamento i risultati dell'indagine conoscitiva sullo stato di informatizzazione della Pa. Nelle classifiche europee l'Italia si trova al nono posto in termini di servizi complessivi di e-Gov, con un forte squilibrio tra servizi alle imprese e ai cittadini, per i quali la posizione scende al ventitreesimo posto. Il problema, che risiede soprattutto nelle piccole amministrazioni, non deriva tuttavia da un'insufficiente dotazione tecnologica. Brunetta ha, infatti, spiegato che nei piccoli Comuni (meno di cinquemila abitanti) il 91,5% dei dipendenti dispone di un computer, il 70,7% ha un accesso a internet e il 98,1% alla posta elettronica. Manca ancora una sufficiente diffusione di connettività in banda larga (ne dispone solo il 49,3% delle postazioni) ma soprattutto un'offerta di servizi di e-Gov finalizzata a cittadini e imprese (solo il 25,7% dei piccoli Comuni dispone di una casella di posta elettronica certificata e il 7,4% consente pagamenti online). Davide Colombo Dare più valore ai dipendenti l decreto attuativo della legge 15/2009 di riforma del pubblico impiego arriva in Consiglio dei ministri dopo un articolato esame parlamen-tare, sfociato in un parere che contiene più di 50 richieste di modifica, finalizzate alla soluzione delle questioni emerse. Se gli obiettivi del governo erano di introdurre dosi massicce di meritocrazia nella Pa, migliorandone efficienza e qualità in un quadro di crescente convergenza tra pubblico e privato, per rendere più adeguati i servizi al cittadino e ridurre la spesa pubblica, il dibattito parlamentare ha fatto emergere elementi di criticità e spunti per un sostanziale miglioramento del testo. In particolare, il dibattito ha fatto emergere l'esigenza di evitare l'irrigidimento del nuovo sistema di incentivi basato sulle tre fasce di merito, e rendere più flessibile la contrattazione, avendo il testo del governo previsto due soli comparti. Il primo problema è stato risolto – e il parere ne tiene conto – con il rafforzamento dell'articolo 19, comma 4, che assicura una flessibilità nella determinazione dei livelli di performance attraverso il potere derogatorio dei contratti integrativi. Si auspica, pertanto, una decisa implementazione di questa disposizione. Il secondo problema è stato affrontato chiedendo di ampliare fino a quattro il numero dei com-parti, e indicando anche l'esigenza di costituire, dove necessario, sezioni contrattuali per specifiche professionalità. Il Parlamento ha posto anche altre questioni, raccomandando di rafforzare le pari opportunità di trattamento nel pubblico impiego; di tener conto delle peculiarità dei piccoli enti; di rafforzare compiti e responsabilità dei dirigenti sul controllo delle assenze per malattia; di rendere effettivi i principi di trasparenza; di rendere più adeguati i meccanismi per il rinnovo dell'Aran; di rivedere sanzioni e procedimenti disciplinari. Questa è solo una parte dei rilievi che le commissioni hanno rivolto al provvedimento. Un lavoro che il Parlamento ha svolto nella consapevolezza del patrimonio inestimabile costituito dal pubblico impiego in Italia, che deve potersi sentire valorizzato e sostenuto, in un processo che miri a sfruttare appieno questa potenzialità produttiva e a farne, senza esitazioni, un pilastro dell'economia nazionale. In sostanza, un lavoro che ha cercato di evitare una facile indulgenza verso interventi propagandistici di facciata e ha puntato a mettere a fuoco si vedrà con quali risultati una sostanziale volontà di cambiamento, senza inutili penalizzazioni dei lavoratori e con il solo fine di rafforzare la struttura amministrativa pubblica al pieno servizio del Paese.
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