CIMO Regionale
Approfondimento lunedì 12 gennaio 2009

ALL’ALBA DEL 2009

ALL’ALBA DEL 2009 Sul finire del 2008 la popolarità di Brunetta ha subito qualche scossone. E’ solo l’inizio perchè siamo convinti che, tra sei mesi, anche chi l’ha finora applaudito comincerà a contestarlo. E’ facile diventare “star” insultando i dipendenti pubblici. Tutti i dipendenti pubblici, quelli ignavi e quelli coscienziosi. E’ facile ottenere una riduzione delle assenze per malattia, colpendo economicamente sia i malati veri che quelli inventati. E’ facile sparare nel mucchio, senza distinguere i fannulloni dai lavoratori. E’ facile parlare e sparlare, in decine di salotti televisivi, senza freno e senza autocontrollo, con la supponenza di un tuttologo. Tuttologo o Stregone? Conoscenza od intruglio? E’ facile attribuire ogni difetto dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni agli apparati burocratici ed all’inefficienza e non invece all’intera classe politica, che di quegli apparati dovrebbe essere, politicamente e sostanzialmente, responsabile. Da un Ministro della repubblica ci si aspetterebbe qualcosa di più di un atto di accusa universale: l’identificazione dei problemi, l’elaborazione dei rimedi, la strategia, la soluzione definitiva. Non è facile far funzionare Stato e parastato, così come non è facile far funzionare la sanità, la scuola, i trasporti. Lo sappiamo bene. Così come sappiamo che Brunetta, anche se lo vorrebbe, non è un taumaturgo. Che non lo fosse, era noto da tempo. Se lo fosse stato, oggi sarebbe professore ad Harvard e non un politicante gratificato dall’anima socialista di Berlusconi. Lui, come tanti altri socialisti componenti l’attuale Governo… Che non sia un taumaturgo, Brunetta, è dimostrato dai fatti. A settembre aveva promesso che tutti i contratti del pubblico impiego sarebbero stati chiusi entro il 30 novembre. A novembre ha affermato che la chiusura sarebbe avvenuto entro il 31/12/2008. Siamo a gennaio e la realtà contrattuale è ben diversa: “INCOMPIUTA”. Un esempio su tutti: quello dei contratti della sanità, bloccati perché sotto finanziati e per la solita dicotomia tra Stato e Regioni. Babbo Natale non ha portato a Brunetta nè consigli utili né l’autorevolezza dello “zio Gaspari”, l’ultimo “signore” di Palazzo Vidoni. Sotto lo “zio Remo”, quel Ministero valeva, perché era la sede di tutti i contratti pubblici. “zio Remo” c’ era e pesava, anche contrattualmente. Brunetta non ha il peso – fisico e politico – di “zio Remo” e le vicende contrattuali sono esterne a quel Palazzo, oggi definito “BIDONI”. Brunetta si è fatto tanti nemici. Se li è fatti in Sola Verde (27/10/2008) nei Ministeri, nelle Regioni, nei Comuni, negli ospedali. Tra i medici e tra i vigili del fuoco; tra i finanzieri ed i funzionari delle entrate; tra i funzionari regionali ed i segretari comunali. Tra la gente della CONFEDIR, della CIDA e della COSMED. Tra tutti i dipendenti massacrati dagli artt. 70,71,72 della legge 133/2008 e tra quelli che gli avevano creduto quando sproloquiava di bastone e di carota e di premi alla professionalità ed alla produttività. Il bastone, l’abbiamo visto. E‘ la citata legge 133, che ha castigato buoni e cattivi… La carota, non s’è vista: perché il ministro veneziano non ha mai trasformato le “ciacole premiali” in moneta sonante. Non l’ha fatto perché non ha valuto farlo. E – per favore – non ci venga a dire che mancano i denari! Un Governo che spreca miliardi per la decotta Alitalia e per la prevedibile “cottura” di CAI… Un Governo, che non ha commissariato tutte le “7 Regioni canaglia”, non può giustificarsi invocando le difficoltà economiche generali. Perché le penalizzazioni della Legge 133 non valgono per 2 caste: magistrati ed universitari? Perché Brunetta non ha torto un capello ai suoi sodali universitari ed ai magistrati, nonostante la bassa produttività di queste 2 conventicole? Per essere ancora più chiari, qual è la produttività universitaria del Prof. Brunetta e quali sono stati i suoi sponsors di carriera? Perché il “buon Renato” non mette a disposizione degli spettatori dei suoi shows televisivi il suo analitico curriculum professionale? E quali sono i percorsi politiche che l’hanno portato al Ministero: l’amicizia con Tremonti, il suo impegno per il PDL, i suoi supporters elettorali? Fare il Ministro non è facile: anche un uomo navigato come Sacconi, ogni tanto, perde un colpo. Brunetta non è un né tuttologo né un buon politico. Non è un buon politico: l’abbiamo già dimostrato. Non è un buon politico: lo dimostrano le superficiali dichiarazioni con cui, nei giorni scorsi, ha invitato la Chiesa a “fare di più per i poveri”. Con quale autorità? Con quale esempio concreto, personale? Con quale autorevolezza? E’ stato uno scivolone micidiale, su un terreno ghiacciato, da parte di un tizio che – evidentemente – non conosce i propri limiti. E, così, Brunetta le ha prese. Dall’Arcivescovo Poletto e dall’Arcivescovo Bagnasco, in primo luogo (lunedì scorso). E, poi, dall’Avvenire e da Famiglia Cristiana, con due editoriali pesanti per “ il veneziano” . “E compito della politica cercare di assicurare a tutti i diritti fondamentali alla vita, al lavoro, alla casa, al sostentamento dignitoso della propria famiglia. La missione primaria della Chiesa è l’annuncio del Vangelo e quindi la formazione delle coscienze, una missione in cui la Chiesa si è spesso trovata ad assolvere una funzione di supplenza rispetto allo Stato. Ma la Chiesa non deve e non vuole surrogare lo Stato …” (Begnasco). Cosa era successo? Era successo che il Nostro aveva insinuato che la Chiesa faceva poco per i poveri e che l’8 per mille veniva, in fondo, dallo Stato. Da ciò, le citate le reazioni. “l’8 per mille non è certo una semplice partita di giro ma lo specchio della fiducia della gente per la Chiesa” (Begnasco). L’editoriale dell’Avvenire ritiene che il Ministro abbia liquidato la proposta di Tettamanzi (Arcivescovo di Milano) di istituire un fondo per sostenere le famiglie presentandola “in modo superficiale e tendenzioso” ed utilizzando “estemporanee battute di un politico in cerca di applausi”. Infine Famiglia Cristiana, nel primo numero del 2009, ricorda Brunetta ed al Governo che “la politica si trastulla tra federalismo e presidenzialismo mentre – tra gli italiani – aumenta l’indigenza” … perciò… “non sono più rinviabili interventi strutturali di lungo periodo, fiscali ma non solo”. E non finisce qui. Dal 1° gennaio 2009 il Vaticano valuterà attentamente (“vaglierà”) le leggi italiane, prima di recepirle nel proprio ordinamento. Lo stabilisce una nuova legge promulgata dal Papa sulle fonti del diritto vaticano. Il diritto italiano può cozzare, secondo la Santa Sede, con “l’immutabilità dei concetti e dei valori difesi dalla Chiesa” su temi come “la vita e la famiglia” (Osservatore Romano). Insomma questa Chiesa e questo Papa non intendono assistere passivamente né a cedimenti governativi sulla vita e sulla morte né alle dichiarazioni estemporanee ed immotivate, “alla Brunetta”. Si apre così, per Berlusconi un altro fronte. Il solito Gianni Letta proverà a ricucire le pezze. Ma a Gianni Letta ed a Brunetta ricordiamo che – tra le altre questioni sospese – c’è anche quella della dirigenza pubblica e privata, totalmente esclusa dalla discussione sulla riforma contrattuale. Non è un problema da poco perché la dirigenza negata” rappresenta il fulcro di questo strano Paese. Strano, anche perché questo Governo di centro-destra è pieno di ex socialisti, che privilegiano il protezionismo (Alitalia) ed il centralismo economico (ma non sanitario!) rispetto ad un liberalismo economico, con regole e responsabilità certe. Si tutelano banche, banchieri e fondazioni bancarie; si lasciano immodificati i santuari assicurativi e cooperativi; si sfiora, senza colpirla l’autoreferenzialità universitaria, avulsa dalle reali esigenze formative… quasi che l’unico grosso problema (IL PROBLEMA) di questo Paese sia la giustizia. No, cari B & B (Berlusconi e Brunetta). Il problema dei problemi è un altro: l’assenza di un serio progetto complessivo che riorganizzi l’attuale assetto borbonico dello Stato e delle Regioni, chiarendo compiti e funzioni di ogni ente, eliminando gli apparati inutili e costosi (province e piccoli comuni) e costruendo una nuova classe dirigenziale, tecnica e politica. Berlusconi ha 4 anni di tempo per passare dalle “esternazioni di Brunetta” ad una nuova organizzazione del Paese. Se, invece, si limiterà a qualche ritocco (come nel 2008), alla fine del mandato lascerà un’Italia più decadente e, complessivamente, poco competitiva. Anche nel Nord-Est. Stefano Biasioli Roma 7/01/2009
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