Approfondimento
lunedì 13 aprile 2009
POCA SICUREZZA NEGLI OSPEDALI
POCA SICUREZZA NEGLI OSPEDALI
ROMA - Nella home page del sito (www.who.int) campeggia l'immagine del disastro che ha sconvolto l'Abruzzo. Quasi profeticamente, proprio il giorno dopo la tragedia abruzzese l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha celebrato la giornata mondiale della salute 2009 sotto una bandiera: «Make hospital safe in emergency». Ovvero: salvare vite umane garantendo (anche) la sicurezza degli ospedali nelle emergenze. Catastrofi, inondazioni, conflitti. E terremoti, come puntualmente accadeva a L'Aquila con l'ospedale San Salvatore. E come in tutto il mondo, non solo nel Sud del mondo, è spesso regola.
Profezia o meno, quello lanciato da Pechino dalla direttrice Oms, Margaret Chan, è un appello in piena regola. Serve massima sicurezza per le strutture sanitarie e per questo vanno assolutamente costruite a regola d'arte. Come scordare il terremoto del 2001 in India (magnitudo 7.7) che distrusse 3.200 strutture sanitarie, il ciclone del Myanmar che nel 2007 debellò il 60% delle strutture o la catastrofe cinese che nel 2008 ne abbattè 11mila? Quando in America latina e nei Caraibi si calcola che 16mila ospedali sono in aree a rischio disastro.
Di qui l'appello dell'Oms, con sei regole da seguire sempre e comunque: valutazione della sicurezza, formazione degli operatori, pianificazione delle risposte alle emergenze, costruzioni e ristrutturazioni anti-sismiche, politiche nazionali ad hoc, protezione di personale e attrezzature. Regole banali, ma ad applicarle dappertutto e sempre ce ne passa. Col risultato che dopo i terremoti è capitato di perdere oltre la metà della ricettività ospedaliera, proprio nel momento del massimo bisogno. Quando gli inve-stimenti, poi, non sarebbero impossibili: un nuovo ospedale pienamente anti-sismico e capace di resistere alle condizioni più estreme, costerebbe solo il 4% in più. Mentre gli adeguamenti delle strutture già in vita in America latina, ha ricordato la Chan, non hanno superato l'1% del budget dell'ospedale stesso. Vuoi mettere, anche solo l'investimento. E poi, la salute è o no un diritto?
Problemi solo del Terzo Mondo?Il caso dell'Aquila ci insegna che dubitare è lecito. L'italiano Walter Pasini, direttore del centro di Global Health dell'Oms, lo dice chiaramente: «La struttura sanitaria italiana non è nella maggioranza dei casi attrezzata per fronteggiare le emergenze come terremoti, alluvioni, epidemie». Non sempre e non dappertutto, è chiaro. Ma l'appello al Governo (e alle Regioni) è forte ed esplicito.
Anche perché la storia e l'età degli ospedali d'Italia ci dicono che la guardia va tenuta altissima. Senza lanciare allarmi generalizzati, certo. Fatto sta che l'indagine del 1998 dell'ex ministro Elio Guzzanti, aggiornata nel 2000-2001 da Umberto Veronesi, la dice lunga: il 15% dei presidi pubblici è stato costruito prima del Novecento, il 20% tra il 1900 e il 1940, il 30% fino al 1970, il 20% fino al 1990, appena il 15% dopo il 1991. Ospedali vecchi anche di centinaia di anni, secondo regole sanitarie e architettoniche vecchie. Nel 1998 gli ospedali avevano in media 70 anni, con punte di 145 in Umbria e di 110 nel Lazio. Certo, ci sono state chiusure, riconversioni, rifacimenti. E sono state spese decine di miliardi di euro. Ma con la beffa di centinaia di strutture incompiute, il Sud in testa e la Sicilia in testa a tutti, con le incursioni della Cassa per il Mezzogiorno e con gli sprechi denunciati dalla commissione d'inchiesta del Senato nel 2000 anche per l'ospedale de L'Aquila.
Intanto per gli ospedali c'è stata una cura dimagrante, dove più dove meno: dal 1997 al 2006 sono state cancellate il 30,6% delle strutture pubbliche, con punte più alte in Lombardia (59%), Veneto (50%) ed Emilia Romagna (47%). Assai meno al Sud, salvo la Puglia (50%). Resta da vedere quanto gli adeguamenti anti sismici so-no stati realizzati, e in quale modo. Nel 2002 il ministero, con la Protezione civile, emanò delle raccomandazioni per il «miglioramento della sicurezza sismica degli ospedali». Segno che il problema era ben noto. Chissà se in tutta Italia, e soprattutto in Abruzzo oggi letteralmente nell'occhio del ciclone, quel manuale è stato letto.
Di Roberto Turno (“Il Sole 24 Ore” del 9/04/09 pag. 9)
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N.B. La tabella allegata riassume – drammaticamente – il problema: “ospedali obsoleti”
ANNO DI COSTRUZIONE PERCENTUALE (%)
a) Prima del 1900 15
b) 1900-1940 20
c) 1941-1970 30
d) 1971-1990 20
e) 1991-2001 15_____
Totale 100
- Età media degli ospedali italiani (al 2008) = 80 anni (v. massimo 145)
- Fonti: Indagine MS 1998 (Guzzanti) e 2001 (Veronesi). Inchiesta del Senato (2001)
- Percentuale di ospedali costruiti negli anni 2002-2008=? (ipotesi=2-3%).