Cimo lancia proposta su riforma professione medico,
convegno a Roma.
Roma, 16 gen. (Adnkronos Salute) - Competenze, carriera e
contrattazione: si
basa su questi tre pilastri - ma non solo - la riforma
professionale del
medico messa a punto dalla Cimo Asmd. Una sorta di 'proposta di
legge' da
sottoporre all'attenzione delle istituzioni, che verrà presentata
il 26
gennaio a Roma nel corso di un convegno, e che affronta una
questione per la
Cimo Asmd ormai indifferibile: la riforma professionale dello
stato
giuridico del medico. "E' necessario - spiega all'Adnkronos Salute
il
presidente della Cimo Asmd, Riccardo Cassi - pensare a norme
che
stabiliscano le competenze dei medici in relazione a quelle delle
nuove
professioni sanitarie". Cassi chiede quindi di definire per legge
l'atto
medico, in sostanza: chi deve fare cosa. "Questo - spiega - per
evitare
contenziosi e, soprattutto, per tutelare al meglio i pazienti".
Un'altra
questione che sta a cuore alla Cimo Asmd è quella legata
all'avanzamento di
carriera dei camici bianchi. Per Cassi, è arrivato il momento di
"legare la
progressione di carriera all'acquisizione di sempre maggiori
competenze
professionali". In pratica Cassi auspica che l'approdo alla
direzione di
struttura complessa sia legato più alle competenze mediche che non
a quelle
manageriali. "Anche se - precisa - quest'ultime non vanno
trascurate". La
proposta della Cimo prevede inoltre il capitolo legato alla riforma
della
modalità di contrattazione, che verrà illustrato nel dettaglio nel
corso del
convegno. Intanto tra due giorni la Cimo, insieme alle altre
sigle
dell'Intersindacale medica, incontrerà a Roma il ministro della
Salute
Renato Balduzzi. In quella sede i rappresentanti dei camici
bianchi
sottoporranno al ministro tutte le maggiori criticità della
professione. Tra
queste: la riqualificazione della rete ospedaliera e la
riorganizzazione
delle cure primarie; l'abuso di contratti atipici che produce un
diffuso
precariato; il problema della responsabilità professionale. Ma non
solo. Un
altro nodo difficile da sciogliere - almeno per la Cimo Asmd - è
quello
legato all'intramoenia allargata - prorogata di un anno, fino al 31
dicembre
2012 - che consente ai medici di svolgere la libera professione
fuori dagli
ospedali, ove non siano disponibili spazi interni. Per Cassi, è
arrivato il
momento di trovare una soluzione definitiva, "perché - spiega - non
si può
andare avanti a proroghe. Va dato un provvedimento quadro che
superi la
legge Turco del 2007, recepisca l'atto Stato-Regioni del 2010 e
consenta la
contrattazione regionale con il coinvolgimento dei sindacati". Uno
scenario,
quello attuale, che secondo Cassi non è più tollerabile, anche alla
luce del
fatto che l'intramoenia "finanzia i sistemi sanitari regionali,
visto che le
aziende si intascano dal 30 al 40% delle tariffe".

